Come fare molte cose
In India, le discriminazioni storiche delle donne si stanno riducendo tra le caste alte, ma restano drammatiche negli strati più bassi della società
Già dal V° secolo a.C. in India l'inferiorità femminile veniva codificata in un insieme di leggi conosciute come " ì codici di Manu ", in cui era spiegato che per tutta la vita la donna morte doveva rimanere sottomessa al padre, al l marito oppure ai figli maschi, che ne potevano disporre come credevano e avevano soltanto l'obbligo di mantenerla.
Le tradizioni indù prevedono che la sposa sia del tutto sottomessa ai familiari del famiglia del marito. E' tristemente nota la regola del Sati, per cui la donna si doveva immolare sulla pira alla morte del proprio marito. Se non accadeva, essa veniva disprezzata e definita come donna di malaffare.
In alcune regioni, l'unica forma di sopravvivenza per le donne vedove era quella di vivere chiedendo elemosina: le loro stesse famiglie le costringevano a farlo.
I primi miglioramenti sulla tristissima situazione femminile, si ebbero in seguito alla colonizzazione inglese: venne proibito il Sati e l'infanticidio delle bambine, riconoscendo alle donne rimaste vedove, il diritto di successione e quello di potersi risposare, ma gli antichi regolamenti indù, le tradizioni locali e le istituzioni giuridiche inglesi, non smettevano di coesistere, in quanto nel Paese mancava una costituzione laica
Nei primi anni del XX° secolo le donne indiane che appartenevano alla classe media, iniziarono a raggrupparsi in associazioni femminili, battendosi per il diritto al voto:lo ottennero nel 1931, appoggiate da Gandhi.
Nel 1955 venne proibita la poligamia, fino a quel tempo ampiamente diffusa anche tra gli indù, mentre viene permessa ancora ai nostri giorni ai cittadini musulmani.
In seguito venne vietata - anche se in maniera del tutto vana, la pratica odiosa della dote che la famiglia della sposa deve consegnare, per tenere lontani maltrattamenti ed uxoricidi verso le famiglie che non provvedono a concederla. Anche in seguito ai movimenti femministi degli anni '80, e la ratifica nel '93 della Convenzione delle Nazioni Unite sull' abolizione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, Amnesty International continua a denunciare l'esistenza a tutt'oggi di questo tipo di discriminazione sia in famiglia , sia in società.
Le bambine non sono nutrite e dai genitori curate come i maschi, le donne sono sfruttate nei compiti domestici e ricevono salari più bassi rispetto agli uomini, si occupano di lavori pesantissimi e chi si reca in India, ha molte volte l'impressione che siano solo loro a lavorare.
In alcuni casi poi, le donne sono purtroppo soggette a torture sessuali e violenze da parte della Polizia.
Le femmine continuano ad essere viste come un peso per la famiglia, un impegno che non offre nessun tipo di ritorno e nelle zone rurali del Sud , molte volte è la nonna paterna che si occupa di avvelenare la neonata, che ovviamente non viene assolutamente registrata all'anagrafe.
In tanti Stati del Nord, le normali proporzioni tra nascite maschili e femminili, stride drammaticamente e va in favore dei nati maschi, con i conseguenti dannosi squilibri che ne possono derivare.
Sono inoltre numerosi gli omicidi o gli incidenti gravissimi che si verificano a spose la cui famiglia non obbedisce alle richieste economiche di marito e suoceri,
stabilite al momento degli accordi matrimoniali. Il 'sistema' più utilizzato è quello di dar fuoco alla donna , dichiarando che a causa uno sfortunato incidente, il Sari si è incendiato mentre la poveretta stava cucinando.
Dal '99, una commissione del Parlamento si occupa di investigare, imponendo alla Magistratura e alla Polizia un rigore più marcato.
Molte donne appartenenti alle classi basse, riescono ad evadere da queste condizioni convertendosi ad esempio al cristianesimo o al buddhismo, oppure scegliendo la vita monacale. Sembra un paradosso, ma i voti religiosi rappresentano per molte donne indiane, una vita da poter condurre in piena libertà.