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11 agosto 2012 6 11 /08 /agosto /2012 20:49

 

 

 

 

In India, le discriminazioni storiche delle donne si stanno riducendo tra le caste alte, ma restano drammatiche negli strati più bassi della società

2143887690_0ef84b8a47.jpgGià dal V° secolo a.C. in India l'inferiorità femminile veniva codificata  in un insieme di leggi conosciute come " ì codici di Manu ", in cui era spiegato che per tutta la vita la donna morte doveva rimanere  sottomessa  al padre, al l marito oppure ai figli maschi, che ne potevano disporre come credevano e avevano  soltanto l'obbligo di mantenerla.

 

  Le  tradizioni  indù prevedono  che la sposa sia del tutto sottomessa ai familiari del  famiglia del marito. E' tristemente nota la regola  del Sati, per cui la donna si doveva immolare sulla  pira alla  morte del proprio  marito. Se non accadeva,  essa veniva disprezzata  e definita come donna di malaffare.


In alcune regioni, l'unica forma di sopravvivenza per le donne vedove era quella di vivere chiedendo elemosina: le loro stesse famiglie le costringevano a farlo.


I primi miglioramenti sulla tristissima situazione femminile, si ebbero in seguito alla colonizzazione inglese: venne proibito il   Sati e l'infanticidio delle bambine, riconoscendo alle donne rimaste vedove, il diritto di successione e  quello di potersi risposare,  ma gli antichi regolamenti indù, le  tradizioni  locali e le istituzioni giuridiche inglesi, non smettevano di coesistere,  in quanto nel Paese  mancava una  costituzione laica

Nei primi anni  del XX° secolo le donne indiane che appartenevano alla  classe media, iniziarono a raggrupparsi in  associazioni femminili, battendosi  per il diritto al voto:lo ottennero nel 1931, appoggiate da Gandhi.
 
 

Nel 1955 venne  proibita la poligamia, fino a quel tempo ampiamente diffusa anche tra gli indù, mentre viene permessa ancora ai nostri giorni ai cittadini musulmani.

 

 

In seguito venne vietata - anche se in maniera del tutto vana,  la pratica odiosa della dote che la famiglia della sposa deve consegnare, per tenere lontani  maltrattamenti ed uxoricidi verso le  famiglie che non provvedono a concederla. Anche in seguito ai   movimenti femministi degli anni '80, e la ratifica nel '93 della Convenzione delle Nazioni Unite sull' abolizione di ogni forma  di discriminazione nei confronti della donna, Amnesty International  continua a denunciare l'esistenza  a tutt'oggi di questo tipo di  discriminazione sia in  famiglia , sia in società.

 

Le bambine non sono  nutrite e  dai genitori curate come i maschi, le donne sono  sfruttate nei compiti  domestici  e ricevono  salari più bassi rispetto agli uomini, si occupano di lavori pesantissimi e chi si reca in India, ha  molte volte l'impressione che siano solo loro a lavorare.

In alcuni casi poi,  le donne sono purtroppo soggette a  torture sessuali e violenze da parte della Polizia.

 

Le femmine continuano ad essere viste come  un peso per la famiglia, un impegno che non offre nessun tipo di  ritorno e nelle zone  rurali del Sud , molte volte  è la nonna paterna che si occupa  di avvelenare la neonata, che ovviamente non viene assolutamente registrata all'anagrafe.

In tanti Stati del Nord, le normali proporzioni tra  nascite maschili e femminili,  stride drammaticamente e va in favore dei nati maschi, con i conseguenti dannosi squilibri   che ne possono derivare.

 

Sono  inoltre  numerosi gli omicidi o gli incidenti gravissimi che si verificano a spose la cui famiglia non obbedisce alle   richieste economiche di marito e suoceri,

stabilite  al momento degli accordi matrimoniali. Il 'sistema' più utilizzato è quello di dar fuoco alla donna , dichiarando che a causa uno sfortunato incidente,  il Sari si è incendiato mentre la poveretta stava cucinando.

 

Dal '99, una commissione del Parlamento si occupa di investigare, imponendo alla Magistratura e alla Polizia un rigore più marcato.


Molte donne appartenenti alle classi basse, riescono ad evadere da queste condizioni convertendosi ad esempio al cristianesimo o  al buddhismo, oppure scegliendo la vita monacale. Sembra un paradosso, ma  i voti religiosi rappresentano per  molte donne  indiane, una vita da poter condurre in piena libertà.
 
 

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